Giovedì 29 Settembre 2005 - Rassegna stampa per OPA su Antonveneta Torna su
| Bankitalia revoca l’autorizzazione per l’acquisizione dell’istituto di credito |
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| Fazio e Cardia revocano le opa Bpi |
| Si avvicina l'interrogatorio per il governatore, oggi il consiglio superiore di Bankitalia. |
| Avviate le procedure per far decadere le offerte su Antonveneta. Via Nazionale studia sanzioni contro la Popolare italiana |
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Una volta revocata
definitivamente l'autorizzazione toccherà alla Consob far decadere
una volta per tutte le offerte. La commissione di via Martini si è
comunque portata avanti, trasmettendo alla Bpi la comunicazione
preventiva alla dichiarazione della decadenza della doppia opa-opas
sulle azioni Antonveneta. ´La Consob', riferiscono ambienti vicine
alla Commissione, ´sta ultimando procedure in corso, volte ad
accertare gli elementi che avevano portato il 27 luglio alla
sospensione delle offerte'.
La revoca del via libera
delle due authority alle offerte rappresenta, insieme al ritiro del
provvedimento di sequestro delle azioni da parte della magistratura,
la condizione per perfezionare il contratto fra Bpi e Abn Amro per
il trasferimento della quota di Antonveneta di proprietà dei
lodigiani agli olandesi.
Intanto, sul fronte
giudiziario si fa sempre più teso il clima in vista
dell'interrogatorio di Fazio da parte dei magistrati romani, che
ieri hanno ascoltato Paolo Ferro Luzi, uno dei consulenti esterni di
via Nazionale. Indiscrezioni circolate nella serata di ieri
indicavano come possibile una convocazione del governatore in
procura entro il 5 ottobre. La notizia è stata però smentita
dall'avvocato del governatore, il professor Franco Coppi, e da fonti
di Bankitalia.
A Milano invece la
procura sembra sempre più intenzionata a ripresentare al gip
Clementina Forleo la richiesta di interdizione dalla carica per la
gran parte delle persone sulle quali sono in corso accertamenti
patrimoniali nell' ambito dell' inchiesta. Fra questi, Gianpiero
Fiorani, Stefano Ricucci ed Emilio Gnutti. Il primo si è già
dimesso dalle cariche rivestite nel gruppo Popolare italiana, mentre
Gnutti starebbe valutando se fare un passo indietro anche in Hopa,
di cui è presidente, pur rimanendo azionista della società tramite
Fingruppo Holding. Gnutti non avrebbe inoltre intenzione di
presentarsi all'interrogatorio fissato per oggi con i pm di Milano.
Continuano intanto le
trattative tra la Bpi e i concertisti per il destino delle somme che
saranno incassate una volta che il passaggio delle azioni agli
olandesi sarà perfezionato. Nel dettaglio, secondo appreso
dall'agenzia MF-Dow Jones News, le trattative fra i legali
proseguono, ma sono lontane dall'avere trovato un accordo. La
Popolare italiana gradirebbe che gli ex alleati usassero le somme
che incasseranno per la vendita dei titoli Antonveneta per ripianare
le esposizioni nei confronti dell'istituto di credito. Anche se il
patto di sindacato sarà sciolto, alcuni concertisti non si
sarebbero però rassegnati all'idea di vedere sfumato il privilegio
assicurato dall'opzione put, che consentiva loro di vendere le
azioni Antonveneta a Bpi a 26,7 euro l'una. Il più combattivo è
Danilo Coppola, il quale ha presentato domanda di dissequestro delle
azioni al tribunale del riesame e non esclude di potere ricorrere a
vie legali contro Bpi nel desiderio di vedersi riconosciuti quei 0,2
euro per azione di differenza fra il valore dell'opa che verrà
lanciata da Abn (26.5 euro) e il prezzo d'esercizio della put (26,7
euro). (riproduzione riservata) |
| Hopa, per ora Gnutti rimane al suo posto. Cda ordinario su Bios |
Riflettori
accesi su Hopa dopo le voci che danno Emilio Gnutti pronto a fare un
passo indietro dal board, pur restando importante azionista della
società tramite Fingruppo. La riunione del cda di ieri è stata però
interlocutoria, con i consiglieri che si sono limitati a esaminare,
come sottolineato dall'a.d. Romano Marniga, ´le varie situazioni in
itinere'. ´Non c'erano decisioni da prendere', ha spiegato Marniga,
al termine della riunione del consiglio di amministrazione, alla
quale non hanno partecipato né Gnutti, né Gianpiero Fiorani,
entrambi sospesi dalla carica dallo scorso 2 agosto su decisione del
tribunale di Milano, nell'ambito dell'inchiesta su Antonveneta.
Nessuna novità è emersa in merito alle intenzioni dei due di
continuare a rimanere in consiglio. ´In società', ha detto Marniga,
´non è arrivata alcuna comunicazione sulle intenzioni di Gnutti',
ma non sarebbero arrivate nemmeno le dimissioni di Fiorani, che in
consiglio rappresenta il gruppo Bpi, dal quale è ormai uscito. Il
cda di Hopa, che non si riuniva da due mesi, ha preso in visione
vari argomenti, fra cui la scissione della cordata Bios (che
controlla Snia e Sorin), dando mandato a Marniga di procedere
nell'operazione. Non si è parlato, spiegano fonti vicine, né di
nomine di nuovi consiglieri né della quota che Hopa detiene in
Olimpia (16%), la cassaforte che controlla Telecom Italia e che
nell'ultimo bilancio della merchant bank bresciana era valutata
oltre 1.085 milioni di euro. Alla riunione, presieduta dallo stesso
Marniga scelto per acclamazione, hanno partecipato quasi tutti i
consiglieri, a eccezione ovviamente di Gnutti di Fiorani.Torna all'indice
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Diverso invece l’atteggiamento della Banca d’Italia, che dovrà anche valutare i fatti emersi dalle indagini della magistratura milanese e romana, oltre che dal lavoro Consob con cui è in stretto contatto. Ma il governatore non vuole apparire nello scomodo ruolo di chi sconfessa se stesso. Fu proprio lui, infatti, a disattendere il parere tecnico firmato dai suoi funzionari della Vigilanza, Giovanni Castaldi e Claudio Clemente, e imporre il via libera sulla scorta di consulenze esterne di parere contrario. No. Semplicemente Fazio punta a «punire» la condotta lodigiana sulla scorta di nuovi e importanti rilievi che sarebbero emersi dal lavoro svolto dagli ispettori di Bankitalia nell’ultimo mese e mezzo di lavoro. Una parziale retromarcia che non serve a Fazio nel recupero dell’immagine. Anche ieri fonti della Bce hanno ribadito come la soluzione al caso Fazio sia nelle mani del governo e soprattutto per la prima volta hanno sottolineato che la vicenda «è anche nelle mani dello stesso governatore». Una dichiarazione dura, in attesa che dall’Eurotower parta una nuova richiesta di informazioni «tecniche» a via Nazionale su modi, tempi e criteri che hanno segnato il via libera di Fazio alle ambizioni di Fiorani. Nel frattempo c’è attesa a Lodi per il consiglio di amministrazione che domani esaminerà i conti del primo semestre dell’anno e che potrebbe varare svolte nei vertici della banca, da tempo a caccia di un direttore generale di provenienza esterna. Non si arrestano nemmeno le indagini della magistratura milanese - al lavoro sono i pm Eugenio Fusco e Giulia Perrotti - sulla fallita scalata di Bpi sulla banca padovana. Anche ieri la Guardia di Finanza ha acquisito documenti presso tre fiduciarie tra Milano e Brescia, sospettate di essere il paravento di 70 prestanome di Gianpiero Fiorani. Per suo conto, è l’ipotesi degli inquirenti, avrebbero accumulato un tesoro in immobili utilizzando fondi o finanziamenti della ex PopLodi, allora guidata dallo stesso Fiorani. Torna all'indice
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L’ultimo capitolo giudiziario sembra essere pronto: è stato deciso che l’interrogatorio del Governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, il quale assumerà a quel punto la scomoda veste di indagato per abuso d’ufficio, si terrà ai primi di ottobre. Potrebbe accadere già mercoledì prossimo? L’avvocato Franco Coppi smentisce che la data sia così vicina. «Allo stato - ribadisce - il Governatore Antonio Fazio non è indagato. E non è stato concordato alcun interrogatorio nei prossimi giorni». Che però ci sarà e presto. La notizia, comunque attesa, non può aver fatto piacere al Governatore. Inevitabilmente va ad oscurare un’altra convocazione, quella oggi del Consiglio superiore dell’istituto, l’unico organismo che in teoria potrebbe metterlo in mora. Ma non si occuperà del caso-Fazio. E se anche lo facesse, darebbe un responso nettamente favorevole al Governatore. Paolo Blasi, uno dei tredici membri del Consiglio, è esplicito: «Sulla base di cosa dovremmo far partire la procedura? Abbiamo una sentenza del Tar che sancisce che il Governatore si è comportato legittimamente. Non possiamo chiedere la revoca sulla base di una campagna di stampa, cui si sono accodati i politici». Interrogatorio fissato o no, oggi non cambierà l’ordine del giorno. Dice l’avvocato Giampaolo De Ferra, un altro dei tredici: «Non se ne parlerà, perché non è all’ordine del giorno e la Banca d’Italia ha tutta una procedura particolare». Come da programma, dunque, parleranno di «problemi del personale» e di «investimenti» della banca. Non è facile fissare la data dell’interrogatorio di Fazio. Questioni di agenda. La giornata fatidica va concordata facendo lo slalom tra gli impegni del Governatore, quelli dei pm, e infine, non ultimo, quelli del professor Franco Coppi, il difensore designato. Ieri, a questo proposito, il legale ha incontrato i magistrati romani. Sono state concordate una serie di date entro il quale tenere l’atto istruttorio. Un ventaglio di possibilità che saranno ora comunicate da Coppi al Governatore al fine di conciliare l’interrogatorio con i suoi impegni istituzionali. La Procura, intanto, procede. Ieri mattina, il professor Paolo Ferro Luzzi, ordinario di Diritto commerciale, è stato sentito come persona informata sui fatti dal procuratore aggiunto Toro e dal pm Lori. Il docente è uno dei consulenti esterni (gli altri erano Fabio Merusi ed Agostino Gambino) a cui ricorse il vertice della Banca d’Italia per avere un parere sull’Opa della Banca Popolare Italiana. Come è noto, il suo intervento fu sollecitato dopo il parere negativo degli advisor interni di Bankitalia, Giovanni Castaldi e Claudio Clemente. Ferro Luzzi fu contattato l’8 luglio dal braccio destro di Fazio, il responsabile della Vigilanza, Francesco Frasca. L’11 Ferro Luzzi rilasciò il parere richiesto. Agli inquirenti della Procura di Milano, però, Ferro Luzzi spiegò di non conoscere i particolari della vicenda, tra cui l’indagine della Consob che aveva accertato l’esistenza di un «concerto» tra alcuni azionisti Antonveneta. Lamentò che quella indagine avrebbe dovuto essergli comunicata e che la Banca d’Italia aveva «abusato delle sue prestazioni professionali». A questo proposito, sembra che il professore non abbia cambiato idea. I magistrati hanno poi sentito il direttore dei servizi Concorrenza normativa e Affari generali di Banca d’Italia Luigi Donato. Torna all'indice
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E magari oggi sarà il giorno buono per riraccontare l’affascinante storia del ragazzo che negli Anni Settanta tirava molotov, negli Ottanta divenne funzionario del Pci, poi simpatizzante di Craxi, infine sondaggista e ispiratore di Berlusconi. E’ la storia delle bandierine di Emilio Fede alle Regionali del 1995, quando Crespi con la sua Datamedia, travolto dagli eventi e dall’entusiasmo del direttore del Tg4, attribuì al Polo regioni ovviamente straperse, come la Toscana. La storia dell’inventore dei grandi slogan - «meno tasse per tutti» - e del contratto con gli italiani firmato dal premier in diretta da Bruno Vespa. «Sono pieno di idee, ancora adesso che ne ho passate tante», diceva giovedì scorso. Diceva di non aver mai condiviso in pieno quella di portare a 516 euro, un milione esatto di lire, le pensioni minime. Molto meglio, pensava, regalare i libri di testo ai ragazzi delle scuole dell’obbligo, un investimento fattibile, molto popolare. «E voti su voti. Sono pieno di idee così. Ma da Berlusconi non tornerò mai. E dall’altra parte non voglio passare». Ragionava su uno dei suoi grandi rivali, Giampiero Fiorani, e la decisione di dimettersi da amministratore delegato della Popolare di Lodi. «Non so, forse si è suicidato per non farsi ammazzare. Forse è stato il modo migliore per evitare la galera». Ricordava la morte del suo colosso - l’Hdc, Holding delle comunicazioni - per mano, diceva, dei soliti furbetti. L’Hdc era nata dopo le elezioni del 2001. Crespi era il ragazzo d’oro del centrodestra. Sostenuto, se non incoraggiato, comprò la Cirm, la Directa, World Research, e pensò di quotare l’Hdc in borsa. Ingaggiò Ubaldo Livolsi, che aveva completato il collocamento di Mediaset impostato da Franco Tatò. Dovette rinviare l’impresa per la crisi del dopo Torri gemelle, e per recuperare il denaro che pensava di prendere dal mercato si affidò alle banche. Il giro degli amici gli consigliò la Bpl di Fiorani. «Ma guarda un po’, tutto torna, sempre lo stesso giro, incredibile», aggiungeva. E poi la spiegava così, Crespi. Spiegava che Berlusconi lo pregò di curare l’immagine di Giulio Tremonti, che Tremonti cominciò ad accusare di negligenza il governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, per l’affare Cirio. Che le tv di Berlusconi s’accanivano con Fazio. Che Fazio è quello che si prende il bacio in fronte da Fiorani dopo aver autorizzato la scalata di Bpl su Antonveneta. Che Fiorani è quello che di punto in bianco gli chiede di rientrare dal debito con la banca, e di fatto lo accoppa. Che Hdc viene rilevata a un euro dalla Popolare di Lodi e gestita da una società con dentro Hopa, quella di Chicco Gnutti, l’uomo che è a cena con Berlusconi quando Fiorani gli comunica l’ok di Fazio alla scalata, e Gnutti lo dice a Berlusconi e Berlusconi è «commosso». Si chiedeva perché quella cordata, Livolsi-Fiorani-Gnutti-Berlusconi, lo avesse fatto fuori. Io non ho niente da temere, diceva giovedì scorso nel suo cortiletto romano, perché sono accusato di bancarotta fraudolenta e ho ammesso tutto, tutti i reati commessi per cercare di salvare Hdc. «Ora dipende da quello che vogliono fare gli altri», diceva con modi allusivi. Ma un anno dopo l’inizio dell’inchiesta è finito in carcere. Pare non abbia raccontato tutto. Pare volesse inquinare le prove e per questo motivo raccontasse frottole ai giornalisti (che non è reato, sennò tutti dentro). In un’intercettazione telefonica lo si sente dire: «Io non finisco mica in galera per tutelare una verità che nessuno vuole tutelare». Quale verità? Nella bancarotta non ci sono dentro solo io, diceva giovedì scorso. E diceva di saperne di cose, un sacco, anche su altre vicende, ma che ora no, ora è presto per dire altro. «Voglio soltanto ripartire, e non diventare il capro espiatorio di nessuno». Così si ripensa alle parole dette ieri dal segretario dei Radicali italiani, Daniele Capezzone, solidale con Crespi: «Oggi Luigi è un uomo solo e accerchiato, abbandonato da coloro con cui ha collaborato per anni, poi ostracizzato e messo ai margini anche professionalmente». Ma anche alla solita idea, che lui sia l’anello iniziale della solita lunga catena che porta al solito Grande Imputato. La carrieraLuigi Crespi, 42 anni, da giovane era un funzionario del Pci, fino al 1989. Poi divenne socialista e restò affascinato da Craxi. Infine diventò il sondaggista di fiducia di Berlusconi: nel ‘95 era l’uomo delle bandierine sulle mappe delle elezioni regionali. La leggenda narra che sia stato proprio Crespi a inventare il Contratto con gli italianì, cavallo di battaglia di Berlusconi nelle elezioni 2001. Ma negli ultimi anni i rapporti col premier si erano interrotti. Nell’ambiente delle ricerche di mercato entrò vent’anni fa a Milano con Datamedia, rilevando gli ascolti delle tv locali per conto di TvBank. Cresciuto all’ombra di Berlusconi, prima come consulente poi come sondaggista infine come cliente (attraverso il consorzio Nexus) di Rai e presidenza del Consiglio, Crespi in pochi anni ha fatto shopping di società di sondaggi (Cirm, Directa e World Ricerche), giornali (Punto.com, Il Nuovo), società di comunicazione (Poster Up, Show Up, Metafora, Mediacomm). L’ultima avventura editoriale è Il Clandestino su cui pubblica i suoi sondaggi. Torna all'indice
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| Governatore di Bankitalia indagato? L’avvocato smentisce |
Da indiscrezioni, un interrogatorio potrebbe avvenire mercoledì 5 ottobre, visto che dal giorno successivo il procuratore aggiunto Achille Toro che si occupa della vicenda è previsto in missione fuori Roma. Quanto alla difesa, l’avvocato Franco Coppi, legale del governatore Fazio, smentisce che il nome del suo cliente sia iscritto nel registro degli indagati e che sia stata fissata alcuna data per un interrogatorio. Fazio indagato? L’avvocato smentisce di Lucia Visca I magistrati potrebbero contestargli il via libera all’opa contro Antonveneta La procura romana avrebbe fissato l’incontro il 5 ottobre ROMA. Il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio starebbe per essere indagato per abuso d’ufficio dalla procura di Roma. Gli si contesterebbe di aver dato via libera a Giampiero Fiorani e alla sua Banca Popolare Italiana per lanciare un’opa contro la banca Antonveneta (revocata ieri da Bankitalia con un atto dovuto) senza che ne sussistessero i requisiti patrimoniali. I magistrati potrebbero notificargli, nei prossimi giorni, la contestazione di reato nel corso di un interrogatorio non ancora fissato. Alcune fonti immaginano l’arrivo di Antonio Fazio in procura entro il prossimo 5 ottobre. Lo si deduce da un’assenza programmata dagli uffici giudiziari del procuratore aggiunto Achille Toro, fuori da Roma dal 6 ottobre in poi. Franco Coppi, l’avvocato del Governatore, ieri in procura per un colloquio con i magistrati, smentisce sia che il nome di Fazio sia stato iscritto sul registro degli indagati sia che sia stata fissata la data di un interrogatorio. L’incontro di Coppi con i procuratori è avvenuto dopo l’interrogatorio di Paolo Ferro Luzzi, il consulente esterno chiamato da Bankitalia per una valutazione dell’opa Bpi su Antonveneta. Nella vicenda del Governatore, si gioca sulle sottigliezze. Quando ci sono di mezzo personaggi del calibro di Fazio i magistrati, infatti, preferiscono contestare i reati di persona. La differenza la fa, nel colloquio, la presenza dell’avvocato o meno. Se Fazio varcherà la soglia della procura o riceverà i magistrati romani a Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia, accompagnato dal suo avvocato sarà la prova lampante di aver già saputo di essere indagato o di stare per esserlo. Quanto alla data dell’interrogatorio, a parte la deduzione sugli spostamenti del procuratore aggiunto Toro, l’avvocato Coppi si è limitato a dire di aver verificato solo una serie di date, un incrocio indispensabile per decidere il come e il quanto dell’incontro. Voci informate parlano, comunque, di un appuntamento nell’ufficio del procuratore Capo Giovanni Ferrara, incontro al quale saranno presenti i magistrati titolari dell’inchiesta Achille Toro e Perla Lori. In attesa di scoprire se le indiscrezioni sulle attività della procura siano giuste o meno, un appuntamento da non mancare per seguire lo svolgimento del caso Fazio è convocato per oggi in Banca d’Italia. Si riunisce, alla presenza dello stesso Governatore e del delegato del Tesoro Roberto Ulissi, il Consiglio superiore della banca centrale. L’ordine del giorno riporta soltanto punti di ordinaria amministrazione, investimenti e questioni relative al personale. Altra cosa sono i rumor circolati ieri in via Nazionale e nelle anticamere politiche. Qualcuno è arrivato a immaginare una sfiducia del governo nel confronti di Antonio Fazio, affidata a una lettera che Roberto Ulissi dovrebbe leggere in apertura di seduta. Una lettera che metterebbe nero su bianco le critiche espresse a Fazio dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti nella burrascosa vigilia della riunione del Fondo Monetario Internazionale, domenica scorsa a Washington. Oppure la missiva potrebbe contenere l’invito a non presentarsi alla prossima riunione del Cipe. Le firme sulla lettera, si è addirittura detto ieri, potrebbero essere due. Quella di Tremonti e quella del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Forse addirittura solo la seconda per dare più forza a una presa di posizione di nessun valore legale ma di sicuro impatto politico. L’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha sostenuto ieri che se a quel punto Fazio non si dimettesse, dovrebbe andare a casa Giulio Tremonti. Sempre che non sia Antonio Fazio a spiazzare tutti, chiedendo al consiglio superiore di prendere posizione sulla vicenda. Il che, se si dovesse arrivare a parlare di fiducia al Governatore, dovrebbe avvenire in una successiva seduta, convocata in forma straordinaria. Le uniche certezze della giornata arrivano dall’Eurotower della Banca centrale europea. La Bce ha ribadito ieri che la soluzione del caso Fazio”spetta” al governo italiano e che tutta la vicenda è”anche nelle mani dello stesso Governatore”. Una fonte qualificata della Banca ha spiegato la strategia seguita: saranno chieste ulteriori informazioni a Roma ma con una certa calma. L’intenzione è di evitare una risposta troppo tempestiva, da portare al tavolo del Consiglio direttivo della Bce convocato per il 6 ottobre ad Atene. Torna all'indice
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| Bankitalia e Consob intervengono su Opa e Opas lanciate da Lodi su Antonveneta |
| L’istituto centrale valuta eventuali misure sanzionatorie |
«L’istruttoria - prosegue il comunicato di Bankitalia - si è sviluppata con frequenti contatti con la Consob. Sono inoltre in corso procedure per la valutazione delle eventuali misure sanzionatorie». La cessione del 39,3% dell’istituto padovano prevede, infatti, il dissequestro dei titoli oggetto dell’accordo (quelli di Bpi e dei concertisti) da parte della Procura di Milano e la dichiarazione, da parte della Consob, della revoca o decadenza delle due offerte pubbliche di acquisto (Opa e Opas) lanciate da Popolare Italiana sul capitale di Banca Antonveneta. Proprio per quest’ultima condizione, l’azione avviata dall’istituto centrale di via Nazionale e della comunicazione della Consob sono fondamentali. Il dissequestro dei titoli da parte della Procura, infatti, dovrebbe essere disposto in tempi brevi una volta concluso il processo di revoca da parte delle due autorità. Sul fronte giudiziario intanto la Procura di Milano intende rinnovare al Gip Clementina Forleo, alla scadenza, la richiesta di interdizione dalle attività professionali per la gran parte delle persone sulle quali sono in corso accertamenti patrimoniali nell’ambito dell’inchiesta. Fra questi, Gianpiero Fiorani, Stefano Ricucci ed Emilio Gnutti, con il primo già dimessosi dalle cariche rivestite nella Banca Popolare italiana. Trovano intanto riscontro le indiscrezioni che indicano un possibile passo indietro di Emilio Gnutti. Il finanziere sembra avere intenzione di assumere una posizione più defilata senza tuttavia rinunciare alla finanza. Ieri, intanto, si è svolto a Brescia il Cda di Hopa. «Un Cda ordinario, fissato da tempo, non si è parlato di dimissioni», spiega una fonte vicina al gruppo. Il consiglio con ampia maggioranza sia pure con le assenze di Gnutti e Fiorani interdetti fino al 2 ottobre, ha dato mandato all’a.d. Romano Marniga di procedere con alcuni riassetti, concernenti cessioni e scissioni nel settore delle partecipazioni chimico-farmaceutiche facenti capo a Bios. Domani sarà invece il turno di Bpi: il Cda analizzerà i conti semestrali. (m.mar) Torna all'indice
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